Don Bosco ed i Salesiani

Dal 1919 ad oggi

La vita di Don Bosco

Giovanni Bosco nasce a Castelnuovo d’Asti il 16 agosto 1815 da una famiglia di agricoltori. Il padre, Francesco Bosco, lo lascia orfano a soli due anni, e Margherita Occhiena si trova da sola ad allevare Antonio, Giuseppe e Giovannino. Con una dolce fermezza unita a una fede senza confini, Margherita, saggia educatrice, fa della sua famiglia una Chiesa domestica.

Giovanni comincia a sentire sin da piccolo il desiderio di diventare sacerdote. Raccontò di aver fatto un sogno a nove anni, che gli rivelò la sua missione: “Renditi umile, forte e robusto”, gli disse una donna splendente come sole, “e quello che vedi succedere di questi lupi che si trasformano in agnelli, tu lo farai per i miei figli. Io ti farò da maestra. A suo tempo tutto comprenderai”. Fin da ragazzo Giovanni incominciò a intrattenere i suoi compagni con giochi di prestigio, imparati con duro allenamento, alternati a lavoro e preghiera.

L’anziano don Calosso lo iniziò agli studi sacerdotali, che dovette affrontare con fatica, fino a lasciare la sua casa per l’opposizione del fratello Antonio. Lui voleva che Giovanni lavorasse i campi. Seminarista a Chieri, ideò la Società dell’Allegria, che raccoglieva i giovani della cittadina. Nel giugno del 1841 venne ordinato sacerdote. Il suo direttore spirituale, don Cafasso, gli consiglia di perfezionare gli studi nel convitto ecclesiastico.

La comunità Salesiana

“Vivere e lavorare insieme è per noi salesiani una esigenza fondamentale e una via sicura per realizzare la nostra vocazione”.

Dall’ articolo 49 delle Costituzioni Salesiane.

Don Mauro Soru
Don Mauro Soru
Direttore
Don Stefano Adriani
Don Stefano Adriani
Vicario e Parroco
Don Innocente Dusi
Don Innocente Dusi
Economo e Responsabile della Casa per ferie
Don Giovanni Granelli
Don Giovanni Granelli
Collaboratore Pastorale
Don Giancarlo Parenti
Don Giancarlo Parenti
Confessore

Don Bosco a Rimini

Don Bosco giunge a Rimini nel pomeriggio dell’11 maggio 1882. Proviene da Magliano (Grosseto), dove ha sostato per due giorni dai salesiani durante il viaggio che da Roma lo riporta a Torino. Ospite del vescovo Francesco Battaglini, l’anziano prete di Castelnuovo d’Asti occupa per due notti la camera in cui dormì Pio IX durante il suo “famoso” giro per le Romagne. Il 13 pomeriggio, dopo avere per due giorni visitato infermi, luoghi di preghiera e di educazione e aver dato udienza a preti, a seminaristi e a persone di tutti i ceti, lascia la città diretto a Faenza.

Del memorabile avvenimento non si hanno molte notizie; unica fonte scritta è il bollettino della diocesi riminese “La Parola”. Nel numero di maggio dell’ ’82 vi si legge: «La venuta di don Bosco in Rimini fu quasi improvvisa: ma appena se n’ebbe sentore, il prestigio del suo nome e delle sue virtù fece che su tutti i passi di lui traesser turbe di visitatori; sicché nei due giorni che soffermossi fra noi furono a mala pena lasciate libere le ore del breve riposo che pigliavasi la notte, tant’era l’assedio che facevaglisi intorno da ogni condizione di persone ovunque si recasse, alle chiese, alle abitazioni degli infermi, riputandosi beato chi potesse vederlo, baciargli la mano, esser benedetto; beatissimo poi chi avesse una parola di consiglio o di conforto: credevasi di vedere un Santo».

“Beato chi potesse vederlo”

La descrizione, in questo caso, rispecchia con obiettività i fatti realmente accaduti. Ovunque l’umile sacerdote si presenti, si ripetono le stesse scene di entusiasmo con moltitudini che lo assediano convinte di trovarsi davanti ad un santo. Basti pensare che nell”83, durante un viaggio in Francia, don Bosco viene accolto da un calore che la stampa d’oltralpe non può che definire «incandescente».

Lo stesso don Bosco, riferendo le sue impressioni sulla città romagnola, a Francesco Tomasetti, nativo di Talamello, un fanciullo che diventerà Procuratore Generale della Congregazione Salesiana, dirà: «Sono stato dalle tue parti, a Rimini, che brava gente ho trovato colà!… Hanno trattato il povero don Bosco come se fosse stato un Principe!»

Le origini dell’Opera Salesiana: Date e Persone

Fino ai giorni nostri

Presso la casa di Rimini sono passate figure di salesiani che tanta gente ricorda ancora con affetto: prime fra tutti, don Antonio Gavinelli.

Tra i celebri frequentatori dell’opera salesiana a Rimini, poi, non si può dimenticare il Beato Alberto Marvelli, che nella parrocchia nutriva la sua spiritualità e nell’oratorio si impegnava a trascinare gli altri ragazzi nel gioco e nella preghiera.

Oggi l’Opera Salesiana di Rimini è composta da tre ambiti principali:

Casa per ferie

Situata a Marino Centro di Rimini, nella centralissima Piazza Marvelli, la Casa per Ferie Don Bosco è a pochi passi dalla bellissima spiaggia romagnola. Completamente rinnovata, moderna ed accogliente, è indicata per ospitare famiglie, gruppi organizzati e non solo.

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Parrocchia

La chiesa è dedicata a Maria Aiuto dei Cristiani, che è chiamata la Madonna di don Bosco che è stato il principale propagandista della devozione a Maria Ausiliatrice. La festa patronale cade il 24 maggio, celebrata con solennità. Molto sentita e diffusa è la devozione a Don Bosco e al Beato Alberto Marvelli.

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Oratorio

Attraverso la proposta di varie esperienze, l’oratorio diventa un luogo dalla forte valenza educativa per la crescita dei ragazzi. Una persona per crescere ha bisogno di spazi, di tempi e di esperienze; ha bisogno di persone coetanee con cui misurarsi, e di adulti da cui prendere spunto; ha bisogno di mettersi alla prova e di mettere a frutto le sue potenzialità.

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Il progetto dell’opera

Don Bosco giunge a Rimini nel pomeriggio dell’11 maggio 1882. Proviene da Magliano (Grosseto), dove ha sostato per due giorni dai salesiani durante il viaggio che da Roma lo riporta a Torino. Ospite del vescovo Francesco Battaglini, l’anziano prete di Castelnuovo d’Asti occupa per due notti la camera in cui dormì Pio IX durante il suo “famoso” giro per le Romagne. Il 13 pomeriggio, dopo avere per due giorni visitato infermi, luoghi di preghiera e di educazione e aver dato udienza a preti, a seminaristi e a persone di tutti i ceti, lascia la città diretto a Faenza.

Del memorabile avvenimento non si hanno molte notizie; unica fonte scritta è il bollettino della diocesi riminese “La Parola”. Nel numero di maggio dell’ ’82 vi si legge: «La venuta di don Bosco in Rimini fu quasi improvvisa: ma appena se n’ebbe sentore, il prestigio del suo nome e delle sue virtù fece che su tutti i passi di lui traesser turbe di visitatori; sicché nei due giorni che soffermossi fra noi furono a mala pena lasciate libere le ore del breve riposo che pigliavasi la notte, tant’era l’assedio che facevaglisi intorno da ogni condizione di persone ovunque si recasse, alle chiese, alle abitazioni degli infermi, riputandosi beato chi potesse vederlo, baciargli la mano, esser benedetto; beatissimo poi chi avesse una parola di consiglio o di conforto: credevasi di vedere un Santo».

“Beato chi potesse vederlo”