Da “ANS ”,
21 Febbraio 2020

(ANS – Rimini) – Si sono chiuse lo scorso 2 febbraio le celebrazioni per il centenario dell’opera salesiana di Rimini (1919-2019). L’opera, collocata in una posizione strategica – sul lungomare, nel tratto principale della riviera di Rimini, costellata di alberghi e spazi vacanzieri con circa due milione e mezzo di presenze annuali – ha diffuso per un secolo il carisma salesiano tra residenti, viaggiatori e turisti. E ora si proietta in avanti per proseguire la missione di Don Bosco: l’educazione dei giovani secondo il Sistema Preventivo, affinché diventino “Buoni Cristiani e Onesti Cittadini”.
I salesiani arrivarono a Rimini il 19 agosto del 1919. Iniziarono le loro attività con una parrocchia e casa per gli orfani; oggi la parrocchia è sempre attiva, ma la casa ha cambiato più volte finalità, diventando nel corso degli anni una scuola media tenuta dai salesiani, poi scuola d’arte, scuola pubblica ed ora è infine casa per ferie. Essendo l’opera una casa salesiana, non poteva di certo mancare l’oratorio – che però è di proprietà della diocesi. Presso la casa di Rimini sono passate figure di salesiani che tanta gente ricorda ancora con affetto: prime fra tutti, don Antonio Gavinelli, che ne fu il fondatore, e che in seguito, a Bologna, si impegnò per la ricostruzione (due volte) del Santuario del Sacro Cuore, la diffusione del culto al Sacro Cuore (attraverso il quindicinale omonimo, tuttora attivo) e la protezione degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, lavorando in ogni circostanza per la pace e i giovani bisognosi. Era stata proprio l’inaugurazione-benedizione di un busto in onore di don Gavinelli, il 13 gennaio del 2019, ad opera dell’Ispettore dell’Ispettoria Italia Lombardo-Emiliana, don Giuliano Giacomazzi, aveva aperto le celebrazioni del centenario. Tra i celebri frequentatori dell’opera salesiana a Rimini, poi, non si può dimenticare il Beato Alberto Marvelli, che nella parrocchia nutriva la sua spiritualità e nell’oratorio si impegnava a trascinare gli altri ragazzi nel gioco e nella preghiera. La sua prematura scomparsa, investito da un veicolo militare, ad appena 28 anni d’età, non ha scalfito il ricordo di un giovane che desiderava con tutto se stesso essere un “Buon Cristiano e un Onesto Cittadino”, e che per questo motivo dopo la seconda guerra mondiale, in un’Italia da ricostruire, aveva anche deciso di intraprendere l’attività politica ispirata ai principi cristiani. L’opera ha poi accolto tanti altri noti e meno noti salesiani – don Travaglini, don Minozzi, don Carbone, il sig. Morichini, don Gasperi, don Luchetta, don Masper… – che con parole e opere hanno continuato a seminare il carisma di Don Bosco. Il centenario dell’opera si è chiuso proprio celebrando uno di loro, don Tino Dusi, in occasione del suo 50° anniversario di sacerdozio. Per ulteriori informazioni, visitare il sito: www.salesianirimini.it di Gian Francesco Romano

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